Per chi distribuisce prodotti italiani all'estero, il gelato resta una categoria da osservare con grande attenzione. Nei primi otto mesi del 2025 l'export italiano di gelati ha raggiunto 372,2 milioni di euro, contro i 313,2 milioni dello stesso periodo del 2024 (+18,8%). In alcune aree la crescita è vertiginosa, con un +72% in Asia e +93,2% in Medio Oriente. Oltre ai prodotti finiti, l'Italia esporta ingredienti, semilavorati e attrezzature, grazie ad un know-how consolidato, reputazione e fiducia degli operatori internazionali.
Assistiamo quindi ad un trend in crescita confermato dai dati del 2025 e previsioni favorevoli per il 2026, con la categoria del gelato italiano che continua a generare valore e a rafforzare la presenza del made in Italy, oltre ad essere una risorsa per importatori e distributori nel mondo.
Nei prossimi paragrafi, partiamo dai dati di mercato per arrivare ad un'analisi più approfondita sulle motivazioni di crescita e sui trend che distributori e produttori possono usare per proporre un'offerta più attraente.
Destinazioni principali e mercati emergenti
La geografia dell'export conferma che l'Europa rimane il primo sbocco del gelato italiano: nei primi otto mesi del 2025 ha assorbito 275,9 milioni di euro, pari al 74,1% del totale. Allo stesso tempo, però, è interessante osservare la crescita di altre aree.
Nello stesso periodo l'Asia è salita a 34,4 milioni di euro, contro i 20 milioni dei primi otto mesi del 2024 (+72%), mentre il Medio Oriente è passato da 13,2 a 25,5 milioni di euro (+93,2%). Questo suggerisce che, accanto ai mercati storici europei, si stanno aprendo spazi più concreti anche per assortimenti premium e referenze distintive in aree extraeuropee.
Guardando ai singoli Paesi, nei primi otto mesi del 2025 gli Stati Uniti si confermano il primo mercato di destinazione per l'export italiano di gelati con 51,6 milioni di euro. Seguono Germania con 44,1 milioni, Spagna con 43,6 milioni, Francia con 33,1 milioni e Regno Unito con 31,2 milioni.
Colpiscono anche i dati relativi all'Arabia Saudita con 12,2 milioni (valore decisamente più alto rispetto all'anno precedente) e i trend di molti paesi asiatici che mostrano potenzialità di crescita elevata nei prossimi anni, tra cui Cina, Giappone e Malesia.
Non cresce solo il prodotto finito, ma anche semilavorati e attrezzature
Le stime più recenti indicano che nel 2025 l'industria italiana degli ingredienti e dei semilavorati per gelato ha raggiunto 1,18 miliardi di euro di fatturato, con una quota export del 67%. Nello stesso anno il comparto di macchine, vetrine e attrezzature ha toccato 697 milioni di euro, con un'incidenza dell'export intorno al 70%.
In pratica, il gelato italiano all'estero non si presenta soltanto come referenza da vendere, ma come ecosistema completo fatto di ingredienti, know-how, tecnologia, attrezzature e format replicabili. È proprio questo uno degli elementi che può rafforzare i rapporti tra produttori italiani, importatori e distributori specializzati.
Perché cresce il mercato: analisi e trend per il 2026
Alcune motivazioni per la crescita del gelato italiano, trovano conferma in diversi trend internazionali, che è bene valutare singolarmente per capire le dinamiche future, sia a breve che a lungo termine.
1) Turismo e hospitality
La crescita del mercato può essere letta come il risultato di più fattori che si sommano. Un primo elemento riguarda la buona tenuta del turismo e dell'hospitality in diverse aree del mondo, tra cui l'Asia, che continua a sostenere i consumi fuori casa e la domanda di gelati e dessert premium.
Nel 2025 il Medio Oriente ha avuto una dinamica simile, basata su un turismo in crescita. Tuttavia, il quadro resta esposto a possibili rallentamenti: la recente crisi nell'area mediorientale avrà un impatto importante sui flussi turistici, viaggi e propensione alla spesa, con effetti indiretti anche sui consumi in hotel, ristoranti e locali.
2) Nuovi format nel foodservice
Un secondo driver è il rafforzamento del gelato come format interessante per il foodservice contemporaneo. Non si parla più soltanto di una proposta stagionale, ma di una leva utile per differenziare l'offerta in hotel, coffee shop, gelaterie, catene e locali ibridi, anche attraverso formule che uniscono gelato, caffetteria e dessert.
In questo senso, il comparto si inserisce bene nei nuovi modelli di consumo legati a occasioni più flessibili e a spazi sempre più trasversali tra retail e fuori casa.
3) Crescente attenzione per il gelato artigianale
Conta poi la crescente attenzione verso il gelato artigianale, che spinge tutta la filiera collegata. Dove aumenta l'interesse per un prodotto più curato, riconoscibile e di qualità, cresce anche la domanda di ingredienti, semilavorati e attrezzature capaci di garantire standard elevati, maggiore personalizzazione e un posizionamento più distintivo. Per i produttori italiani, questo significa opportunità non solo sul prodotto finito, ma anche su tecnologie, basi, variegati e soluzioni professionali pensate per operatori che vogliono alzare il livello dell'offerta.
4) Innovazione di gusti e formati
Un altro fattore da considerare è la spinta all'innovazione di gusto e formato. I consumatori più giovani, in particolare Gen Z e Millennials, mostrano interesse per combinazioni più sorprendenti, proposte visivamente forti, mash-up di sapori, consistenze diverse e prodotti che sappiano unire gratificazione, identità e novità.
Per questo il gelato si presta bene ad edizioni limitate, contaminazioni con altre categorie, topping, layer, gusti ispirati al mondo beverage, all'alta cucina o alla pasticceria, mini formati e proposte "trendy" pensate per essere condivise o raccontate meglio anche sui social (diventando spesso food trend virali).
5) Qualità, filiera e fiducia nel prodotto italiano
Un ulteriore elemento aiuta a capire perchè, in questo scenario, il gelato italiano riesce ad attirare attenzione più di altre offerte. Dal lato B2C, pesa molto la forza dell'immaginario legato all'autenticità: il gelato italiano viene associato ad un'esperienza premium, gusto riconoscibile, texture cremosa e qualità degli ingredienti, cioè a un prodotto percepito come più identitario e più "vero" rispetto a molte alternative.
Dal lato B2B, invece, l'attrattività del prodotto italiano non dipende solo dal marchio d'origine, ma dal fatto che dietro al gelato c'è una filiera completa e ben strutturata: ingredienti e semilavorati, macchine, vetrine, tecnologia, formazione e supporto agli operatori. Questo rende l'offerta italiana particolarmente interessante per distributori, operatori retail, catene di ristorazione, hotel e operatori del foodservice che cercano non solo un prodotto premium, ma anche affidabilità, coerenza qualitativa e strumenti per replicare un'esperienza credibile in mercati diversi.
A favorire il gelato italiano contribuisce anche il fatto che oggi il mercato premia sempre di più il dialogo tra tradizione e innovazione (è diventato quasi un luogo comune, è vero, ma in questo caso il motivo è semplice: funziona davvero). Ad esempio, in Europa, secondo Innova, "traditional" risulta tra i claim in più rapida crescita nel gelato, mentre aumentano anche l'interesse per gusti ricercati, mash-up, combinazioni sorprendenti e contaminazioni con altri mondi del dessert.
Opportunità per distributori e produttori
In sintesi, la crescita sembra poggiare su una base abbastanza chiara: più occasioni di consumo, maggiore spazio nel foodservice, domanda crescente di qualità artigianale e forte spinta verso nuovi gusti e nuovi formati. Non ultimo, la fiducia di buyer e consumatori e la reputazione del gelato italiano nel mondo.
Per i distributori internazionali il gelato italiano continua a offrire margini di sviluppo sia nei mercati maturi sia in quelli in crescita, ma richiede un lavoro accurato e preciso sul posizionamento. Non basta più presentare il prodotto come genericamente italiano, servono assortimenti leggibili (con un'identità definita e non solo apparente), argomenti commerciali chiari, attenzione ai canali di vendita e supporti utili per il sell-out.
Per le aziende italiane, invece, la priorità è costruire proposte sempre più adatte ai diversi mercati, con focus su innovazione, qualità, storytelling di prodotto e capacità di dialogare con retail, horeca e buyer internazionali.
In questo scenario, i buyer più attenti tendono a selezionare brand e linee che uniscono elementi della tradizione artigianale, capacità di innovare nei gusti e nei formati, coerenza qualitativa e strumenti concreti per sostenere le vendite, perché oggi il potenziale commerciale si gioca su un'offerta chiara, desiderabile e facile da valorizzare nei diversi canali.